LE INVERSIONI TERMICHE

INVERSIONE TERMICA IN PIANURA

Anticicloni ed inversioni termiche marittime: genesi e dinamiche

Il riscaldamento della temperatura accompagnato da fenomeni di inversione termica rendono i cieli delle zone marittime e pianeggianti uggiosi e nemmeno tanto caldi: cerchiamo di capire le ragioni.

Quando una massa d’aria molto calda tende ad occupare una zona che per lungo tempo ha subito l’influenza di masse d’aria più fredda, tendono di sovente a formarsi negli strati più bassi dell’atmosfera delle inversioni termiche. Queste inversioni sono a tutti gli effetti delle fasce dell’atmosfera in cui la temperatura tende ad aumentare con la quota invece di scendere.

Il processo è oltremodo favorito quando una avvezione di aria calda fa velocemente ingresso transitando al di sopra di una superficie marina od un terreno raffreddato. Il fenomeno è frequente soprattutto nel periodo primaverile quando il progressivo allungamento delle giornate determina l’arrivo nel Mediterraneo e sull’Europa delle prime masse d’aria dalle caratteristiche spiccatamente primaverili.

Le masse d’aria calda essendo tendenzialmente più leggere tendono ad invadere con maggiore facilità le quote superiori mentre di riflesso terraferma e soprattutto mare per qualche giorno tendono ad influenzare la temperatura negli strati prossimi al suolo mantenendola raffreddata. Questo processo prosegue almeno sino a quando la potenza del riscaldamento termico associato all’aumento della radiazione solare non diviene in grado di influenzare anche le temperature negli strati prossimi al suolo.

Il fenomeno non è diffuso solo su Val Padana e Mediterraneo ma è altrettanto conosciuto anche in altri settori d’Europa. In territorio russo durante il periodo primaverile l’avvezione delle prime masse d’aria calda sopra un suolo ghiacciato provoca estesi banchi di nebbia i quali per diversi giorni restano saldamente ancorati agli strati prossimi al suolo determinando la creazione di un’atmosfera surreale nel cuore della primavera.

In questo caso la nebbia (e quindi l’inversione termica) è provocata dal diretto contatto tra il suolo ancora ghiacciato dai rigori invernali e l’aria sensibilmente più calda che interviene spesso improvvisamente dopo mesi di gran gelo. La capacità di una massa d’aria di contenere vapore acqueo diminuisce sensibilmente al calare della sua temperatura. Quando una massa d’aria calda sovrascorre al di sopra di un suolo ghiacciato il suo raffreddamento determina il raggiungimento del punto di rugiada della massa d’aria calda con la formazione della nebbia.

Durante i mesi primaverili il fenomeno risulta altrettanto eclatante nel caso in cui una zona d’alta pressione con aria molto calda in quota sovrasti il mar Mediterraneo freddo dall’inverno. In questo caso il diretto contatto tra l’aria calda portata dall’anticiclone sulla superficie fredda dei nostri mari determina la formazione di rare nebbie costiere oppure di estesi (centinaia di chilometri) “tappi” di nubi basse che rendono i cieli delle coste brumosi e nebbiosi mentre nelle aree montuose splende limpido il sole.

Lo spessore di queste inversioni solitamente non supera i 100 – 200 metri e sono poste a quota piuttosto bassa. Basta elevarsi ad una quota superiore i 700 – 800 metri per essere già al di sopra dello strato nebbioso o nuvoloso dove l’aria risulta secca e l’atmosfera calda ed accogliente.

Il fenomeno in misura minore è possibile già a partire dal mese di dicembre, periodo dell’anno in cui gran parte del calore presente sulle pianure e sui nostri mari è già stato disperso dalle perturbazioni autunnali e successivamente dai primi rigori invernali.